SW vs. Home working
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Smart working vs home working

Gli elementi che fanno la vera differenza in Landoor sono realtà da ben prima dell’emergenza Covid

 

Flessibilità oraria e spaziale, libertà di organizzarsi dentro e fuori l’ufficio: tutto il benessere per un lavoro che sia davvero smart

 

Chi sta meglio, lavora meglio. È questo il concetto alla base della filosofia che da sempre adotta Landoor, società di traduzioni e interpretariato con sede a Milano e un’esperienza ormai trentennale. Un concetto che, sicuramente, rispecchia anche l’adozione della modalità di lavoro in smart working, che in Landoor è una realtà consolidata ben prima dell’esperienza emergenziale che ha costretto quasi tutti al lavoro da remoto.

Partiamo dai numeri. Landoor, che nasce nel 2017 come unità specializzata nei settori di Life Sciences, Leisure e Tecnologia 4.0 della trentennale Trans-Edit Group, vanta un team di 15 dipendenti tra PM, Account, HR, Amministrativi e grafici, oltre 60 traduttori e proofreader in coworking e una rete di circa 2mila freelancer nei Paesi delle lingue target. Ma ciò che più conta per la società è la crescita esponenziale e costante dell’azienda. In dieci anni, infatti, dal 2009 al 2019, Landoor ha registrato in media un incremento del 10% del fatturato, un aumento della marginalità tipica dell’1% annuo, 4 assunzioni a tempo indeterminato all’anno di cui il 90% sono donne e il 70% Millenials e Generazione Z, la stipula di 3 stage in-formazione e uno post-formazione all’anno oltre che una retention del 90%, il tutto per la creazione di un giusto e fertile mix generazionale. Numeri, dunque, che sono la prova concreta della filosofia di base secondo la quale se stanno bene le persone, sta bene anche l’azienda.

Quello che in Landoor fa la differenza. Qui l’uomo è da sempre l’algoritmo migliore: ecco perché anche il business model si realizza in un connubio vincente tra tecnologie linguistiche innovative e valore insostituibile dell’apporto umano. Grazie alla sua filosofia fondata sul rispetto delle persone e sull’armonizzazione di tutte le componenti della loro vita – dal lavoro, agli affetti, allo svago e alla salute – Landoor è infatti riuscita a concretizzare l’idea di benessere anche attraverso il lavoro smart. Offrendo al dipendente flessibilità oraria e spaziale, ovvero la possibilità di lavorare in smart working attraverso dotazioni digitali avanzate, e al contempo un ambiente di lavoro piacevole, ricco di stimoli nonché luogo di socializzazione e crescita. Una modalità di lavoro ben diversa e molto lontana, quindi, dallo home working che, invece, ha interessato moltissimi lavoratori durante l’emergenza Covid.

Le principali differenze tra home working e smart working. Il lavoro da remoto o da casa, che ha visto il suo picco di diffusione durante il periodo di lockdown imposto dalla pandemia, poco o nulla ha a che vedere con lo smart working vero e proprio. Quella che abbiamo vissuto nei mesi precedenti, infatti, è stata un’esperienza emergenziale di lavoro da remoto che ci ha catapultato rapidamente e forzatamente in una modalità nuova per molti ma, allo stesso tempo, ne ha stravolto lo spirito originario. Lo smart working, quindi, che non è il semplice ‘lavorare da casa’, va decontestualizzato dal Covid-19 e ricalato in un new normal che sia diverso da prima e meglio di prima. In altre parole, sono necessarie alcune caratteristiche essenziali e imprescindibili che contraddistinguono questa modalità di lavoro e che lo rendono davvero smart: anzitutto impone una rivisitazione della cultura organizzativa oltre che una flessibilità di orari e luoghi di lavoro, ma presuppone anche una dotazione tecnologica da parte dell’azienda al dipendente ed è assolutamente slegato dal concetto di spazio fisico. Ecco perché, dunque, per parlare di lavoro agile non è sufficiente spostare la sede di lavoro dall’ufficio a casa.

Ma per una PMI è possibile strutturare un piano welfare per i propri dipendenti? Anzitutto, è bene essere consapevoli che questa modalità di lavoro non è un’esclusiva o un lusso delle grandi aziende piuttosto che delle multinazionali: anche una piccola o media impresa, attraverso un piano welfare semplice ma al contempo efficace, può offrire servizi e benefit ai propri dipendenti. Come regolamentare lo smart working, quindi? Al di là dell’accordo individuale tra lavoratore e azienda, lo smart working può essere inserito in un accordo integrativo di secondo livello e rappresentare, così, lo strumento principe per la migliore performance aziendale consentendo detassazione e decontribuzione dei premi di risultato monetari. Bastano, inoltre, piccoli accorgimenti a basso costo come la garanzia di una flessibilità oraria piuttosto che la stipula di convenzioni sul territorio per servizi salva tempo ed il gioco è fatto: un impegno minimo per benefici enormi.

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