È partendo dalle Persone che si può costruire un grande progetto
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È partendo dalle Persone che si può costruire un grande progetto

Ecco come ha fatto Landoor, partendo dal connubio vincente tra tecnologia e valore umano, benessere dei dipendenti e libertà di organizzazione 

“L’uomo è da sempre l’algoritmo migliore”

È questo il motto e la filosofia d’azione su cui si basa Landoor, società milanese che da oltre 30 anni opera nel mondo delle traduzioni e dell’interpretariato. Un’esperienza trentennale che, unita al rispetto delle persone e al benessere dei dipendenti a 360 gradi, fa di Landoor una società dinamica, creativa e al passo con i tempi. Una realtà in cui libertà di organizzazione, inclusione generazionale e connubio vincente tra tecnologia e Persone, fanno la differenza. In Landoor, dove buona parte dei rapporti di lavoro o di collaborazione hanno inizio grazie a uno stage, nel corso del tempo va a consolidarsi un rapporto che porta ogni collaboratore a sentirsi parte integrante non solo del team ma dell’azienda stessa. Questa, infatti, dà la possibilità sia ai suoi dipendenti che ai collaboratori freelance, chiamati in Landoor “network”, di operare all’interno degli spazi di coworking in cui ha sede la società e di avere accesso ai programmi di formazione continua.

La testimonianza di Silvia: “non mi sono mai sentita un numero”

È il caso di Silvia, già traduttrice “network” Landoor, che ha iniziato la sua esperienza in azienda proprio grazie a uno stage curriculare formativo svolto durante la Magistrale in traduzione. “Landoor – racconta Silvia – mi ha permesso di vedere che cosa significasse lavorare nel concreto, tradurre sul campo. Inoltre, la formazione ricevuta, unita al confronto diretto con alcune traduttrici Senior, mi ha permesso di crescere moltissimo professionalmente”. “Sono grata per le tecnologie offerte da Landoor, che mi hanno permesso finora di lavorare a distanza e di dedicarmi all’insegnamento part-time. Sono grata per essere stata parte di questa realtà aziendale dove il fattore umano che si percepisce non è da poco. In Landoor – spiega – non mi sono mai sentita solo ‘un numero’: qualunque problema insorgesse, qualunque difficoltà incontrassi, tutto è sempre stato affrontato in team, con spirito di fiducia e reciproca collaborazione”.

Ma non finisce qui: mens sana in corpore sano

Dipendenti e collaboratori operanti in Landoor possono accedere, inoltre, all’ampia gamma di benefit e servizi welfare messi a disposizione dall’azienda. Grazie anche alla partnership instaurata con l’innovativo business hub Copernico, infatti, la società milanese può offrire un programma di benessere lavorativo e di work-life balance, battezzato Weldoor. “Le attività di Weldoor – racconta Silvia – sono, a mio parere, di grande impulso per l’integrazione e aggregazione nel gruppo Landoor. Ti permettono di liberare la mente, scaricare la tensione e poi ricominciare a lavorare meglio”.

Weldoor non si è fermata nemmeno durante il lockdown da covid-19: con il gruppo Facebook “Weldoor a casa tua” l’intero programma di attività fitness e wellness – da pilates a cardiofitness, da yoga ai consigli della riflessologa e della face fit expert – è entrato nelle case di collaboratori e collaboratrici, che hanno potuto seguire le lezioni e gli aggiornamenti direttamente dal loro salotto. Un sano momento di pausa nelle lunghe giornate passate al pc, tra un file di traduzione e una videochiamata di consultazione coi colleghi.

L’ampia libertà di organizzazione e di gestione del tempo sia fuori sia dentro l’ufficio, e la pratica della job rotation, ovvero la possibilità di cambiare funzione all’interno dell’azienda, fanno in modo che il personale coltivi e scopra anche altre abilità che magari non sapeva di possedere. Silvia, che oggi lascia Landoor per immergersi in una nuova esperienza come insegnante presso una scuola superiore, oltre ad essere grata all’azienda, è la testimonianza diretta del clima di flessibilità e creatività che si respira in questa società di traduzioni. “Faccio tesoro del mio passato, del percorso portato avanti fino a ‘ieri’. Amo e amerò sempre la traduzione e non smetterò mai di essere grata per quello che mi hanno trasmesso i miei studi precedenti e l’esperienza altamente professionalizzante che ho maturato in Landoor. Quanto imparato – dice Silvia – si ripresenta ogni giorno in me e nel mio modo di insegnare e mi rende ‘diversa’ da tanti altri docenti, donandomi e donando ai discenti un valore aggiunto. Purtroppo, per ragioni di tempo, ora che sono diventata insegnante non riesco a prendere in carico nessuna commessa di traduzione, tuttavia, non escludo che in futuro, se me ne sarà data la possibilità, possa riprendere a tradurre. Mi farebbe davvero piacere. Per ora ne approfitto per dire a Landoor un enorme ‘Grazie’ per tutto ciò che ha sempre rappresentato e fatto per me e per essere stata (ed essere ancora) una seconda famiglia”.

La parola alla prima traduttrice di Landoor

Un altro importante aspetto che differenzia Landoor, è la sua capacità di anticipare i tempi. Se lo smart working, infatti, è una modalità di lavoro che, nella maggior parte delle aziende, si inizia a sperimentare solo ora, in Landoor questo accade da sempre. Allo stesso tempo, anche ai collaboratori che operano in smart working o come freelance, non viene a mancare in alcun modo il rapporto diretto con l’azienda, al contrario, ogni persona riceve il giusto supporto. È vero, io sono la più ‘antica’ traduttrice, la prima entrata nell’ex Trans-Edit (l’azienda da cui poi è nata Landoor). A mio avviso – racconta Cristina Saracchi –  l’aspetto che considero straordinario di questa mia lunga esperienza è stata proprio la possibilità di lavorare “in remoto” (come si diceva un tempo) e di avere l’incredibile libertà di gestirmi e di poter conciliare lavoro, famiglia e interessi personali in un modo che, soprattutto nei primi anni, era davvero raro. Oggi si parla molto di smart working, ma chi lavora in Landoor non vi trova nulla di nuovo: è quanto siamo abituati a fare da sempre. Anche per chi per motivi personali non frequenta più gli uffici, come nel mio caso, –  spiega Cristina –  il supporto non viene mai a mancare: si sente sempre un ‘filo diretto’ con l’azienda. Basta scrivere o telefonare, e la risposta o l’aiuto non tardano ad arrivare. Questo ha un grande valore dal punto di vista umano”.

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