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Buon Natale! Ah, no, buone feste.

Il politically correct (delle vacanze)

Qualche giorno fa la Commissione Europea ha diramato un documento (Union of Equality di 32 pagine) con alcune linee guida sulla comunicazione, da tenere presente anche durante le feste. Tra le (tante) proposte ha fatto scalpore – come hanno riportato telegiornali e quotidiani –, quella di voler sostituire il classico augurio di Buon Natale con il più “neutro” Buone feste; l’idea della commissaria maltese per l’Uguaglianza, Helena Dalli, autrice del documento, è che sia più rispettoso verso chi non è cristiano. Discutibile, si può pensare, visto che la sostanza non cambia (buone feste! cosa si festeggia? Il Natale).

A parte le singole reazioni – risate, arrabbiature o totale indifferenza –, il problema di avere una lingua più inclusiva e non discriminatoria è un tema interessante per chi si occupa di lingue e comunicazione. Un tema che lascia però molte domande senza risposta. Anche per i tanti risvolti pratici. È plausibile che un linguaggio per rispetto della diversità venga standardizzato e privato del suo contenuto (anche culturale)? Ed è fattibile dal punto di vista pratico sostituire quando si parla Maria con Malika? (in un altro paragrafo del documento si suggerisce di non usare, nomi cristiani per fare gli esempi). Non è certo un meccanismo immediato…

Non sarebbe meglio, invece di togliere il riferimento alle nostre, aggiungere anche le feste delle altre comunità, le usanze di chi ci è attorno e i loro nomi, sempre con il principio del rispetto? Lo stesso che ci vuole quando si tratta della diversità di genere. Senza mortificare gli altri, ma nemmeno le nostre lingue con degli asterischi. Probabilmente tutto ciò verrà naturale ai nostri figli e nipoti, cresciuti in una comunità più multiculturale, se avranno avuto una giusta educazione. E non sentiranno la necessità di avere un Babbo Natale donna, o qualche altra soluzione della burocrazia, che spesso invece di essere politically correct diventa ridicola.

Rimane un ultimo dubbio. Se invece che a Natale, si è in un generico periodo di feste, si deve comunque “essere buoni” e non infierire con la commissaria maltese? Forse per lei è meglio un generico buone vacanze. Pare a questo punto ne abbia davvero bisogno.

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