Smart Working Marathon Landoor
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Quale Smart Working nel prossimo futuro?

Per rispondere a questa domanda, il business hub di Copernico ha organizzato una due giorni di confronto e dibattito online con aziende e istituzioni

 

Lo Smart Working è stato il tema caldo di questi ultimi mesi ed è tornato a esserlo alla ripresa delle attività dopo le vacanze. Con tutti gli interrogativi del caso: ci sarà una nuova legge, e quale? Contratto individuale o collettivo? Come far sì che gli orari di disconnessione vengano rispettati? Quale futuro ci aspetta e come affrontare questa fase di transizione dal “lavoro come lo conoscevamo” al lavoro agile o a qualcos’altro ancora?

Per capire a che punto siamo e, auspicabilmente, tracciare qualche linea guida per l’immediato futuro, il Business Hub di Copernico ha organizzato sul tema dello Smart Working una due giorni di dibattito e confronto con aziende e istituzioni: la Smart Working Marathon. Tra gli speaker, la nostra Adele Nardulli, invitata a illustrare l’esperienza vincente di Landoor, di cui è fondatrice e CEO.

Partendo dalla premessa che Smart Working vuol dire “lavoro intelligente”, il suo intervento si è incentrato su due momenti salienti:

  • l’esperienza emergenziale ci ha catapultato repentinamente e forzatamente nella modalità Smart Working, ma ne ha stravolto lo spirito originario: se si declina come mero home working, non funziona e rischia di mostrare distorsioni controproducenti per tutti. Lo Smart Working va decontestualizzato dal covid-19 e ricalato in un new normal che sia diverso da prima e migliore di prima;
  • anche una PMI può: non occorrono piani da Silicon Valley o da IBM e Ferrero, ma serve mettere in campo alcuni accorgimenti ad alto impatto sulle persone e la performance aziendale e a basso impatto sui conti aziendali: flessibilità oraria e spaziale (il vero lavoro “intelligente”), convenzioni sul territorio per servizi salvatempo e condivisione dei piani con altre aziende del territorio. Più impegnativa, ma non impossibile nemmeno per una PMI, l’introduzione di tecnologie abilitanti. Alla base di tutto, comunque, occorre il coraggio di abbracciare un cambiamento radicale di mentalità, soprattutto a livello dirigenziale, nella concezione del lavoro e nella disponibilità all’ascolto delle Persone e dei loro bisogni.

Le buone pratiche e le esperienze vincenti possono ispirare il futuro: dalla SW Marathon giunge l’invito a rendere davvero “intelligente” il lavoro smart, a farne una scelta e non un’imposizione e a trasformare il proprio mindset focalizzandosi sul raggiungimento degli obiettivi e non sulla logica del controllo. La sfida è ancora aperta.

 

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